La Nostra Storia

UN NUOV0 INIZIO PER TATA MIA …

nido famigliare gratuito frutto dell’impegno di tante volontarie e volontari, che da più di trent’anni, con dedizione, difendono il diritto alla vita fin dal concepimento. Siamo orgogliosi di aver affiancato le istituzioni della nostra città sostenendo, nel segno della concretezza e dell’autonomia le donne che accettano con coraggio una gravidanza difficile .

Per questo, con il Cuore, vogliamo ringraziare tutti coloro che ci hanno aiutato in questa nuova sfida, nella quale vediamo le mani invisibili della Provvidenza, che passo dopo passo ha sempre guidato il nostro cammino manifestandosi attraverso… strane coincidenze e risolutivi incontri come… la concessione del Comune di Vercelli dello stabile di via Misurata-Corso Tanaro: grazie signor Sindaco Andrea Corsaro;l’antica e concreta vicinanza della Caritas Diocesana che ci ha supportato nella presentazione del progetto presso la Caritas Italiana: grazie don Osvaldo Carlino.

L’incontro con i nostri angeli custodi i ragazzi dell’Associazione “Biud10”, che nel ricordo di Andrea Bodo, un giovane carismatico,generoso, amante della vita, che ha lasciato una traccia profonda nelle loro coscienze, ci hanno dapprima sostenuto in modo consistente nella nostra attività e poi si sono uniti a noi in quest’ultima avventura, dando grande impulso, con competenza e passione, all’impresa di ristrutturazione della casetta color giallo canarino: grazie “Biud10”.

Crediamo che il nuovo micro nido gratuito “Andrea Bodo per Tata Mia”, con i valori che lo sostengono, sia il miglior modo di ricordare la tua preziosa vita: grazie Andrea.

 

…..NULLA ACCADE

SE NON E’ PRECEDUTO DA UN SOGNO

 

Chi meglio dei promotori e operatori, impegnati nella splendida avventura di “Tata Mia”, per delineare la storie, il senso ed il contenuto di un progetto che ha ben pochi eguali in Italia. Alle nostre domande rispondono le colonne dell’iniziativa, parliamo naturalmente di Antonella Borgatello, presidente del Centro Aiuto alla Vita, del colonnello Mino Biasone di Sonia Branca, che è la coordinatrice del micro-nido. Ma con loro idealmente ci sono Elena Veggi che ha contribuito alla stesura del progetto, gli operatori della coop. Sociale “Obiettivo”, il cui presidente Gian Luca Mascarino è stato determinante nel lungo iter con la Regione Piemonte, per avere i fondi necessari alla ristrutturazione della nuova sede, ci sono i volontari e le volontarie che ogni giorno seguono con amore i piccoli affidati alle loro cure.

 

Quali sono i valori fondanti di questa vostra avventura?

Tata Mia è l’esito della coraggiosa scelta di molti, che impegnati in tempi, modi e ruoli diversi hanno condiviso le “linee guida” di ciò che inizialmente sembrava soltanto un’avventura priva di certezze.

Il valore fondamentale, che è divenuto poi obiettivo generale e primario di quest’esperienza è quello della “Vita”, con la convinzione che le difficoltà della stessa non si superano sopprimendo la vita, ma affrontando insieme le difficoltà. Tata mia è nato così come progetto destinato a dare aiuto a famiglie disagiate, anche  e soprattutto monoparentali, a famiglie con difficoltà socio-economiche, a ragazze-madri. Il sostegno erogato consiste nella presa in carico del bambino, offrendogli cura e assistenza durante l’orario di lavoro dei genitori o nella fase di ricerca dello stesso. Dalle buone intuizioni iniziali di molte persone è così scaturito un progetto condiviso, che ha generato ricchezza collettiva in termini di responsabilizzazione, sensibilizzazione della collettività e aumento di opportunità, un progetto che il Centro di Aiuto alla Vita di Vercelli  ha promosso ed è diventato ciò che oggi è “Tata Mia”.

 

A proposito di storia, ci ricordate i passi che avete compiuto?

L’idea di aprire un luogo familiare nel quale avere cura e custodia di bambini provenienti da nuclei familiari svantaggiati, è nato dal Cav  che a Vercelli, da 33 anni, si impegna attivamente affinché il diritto alla vita sia affermato con forza ma si accompagni anche a risposte concrete di aiuto. Consapevoli che le situazioni di emergenza sociale debbano trovare risposte concrete, “Tata Mia” si pose sin dai suoi primi momenti come uno dei sostegni a favore della genitorialità, in qualunque modo si proponga.

Quella che inizialmente era soltanto un’idea, vissuta quasi come un sogno irrealizzabile prese forma e diventò oggetto di proposte, anche con la collaborazione di alcuni giovani professionisti del sociale che condivisero i valori dell’Associazione.

Nel maggio 2004 vennero avviati i lavori con il proposito di partecipare ad un bando di concorso del Centro Servizi per il Volontariato cittadino, per progetti di utilità sociale. I mesi di preparazione per arrivare a una proposta concreta furono tanti. Tutte le persone coinvolte si misero  in gioco perché credevano nell’utilità di un servizio, comune per certi versi ad altre esperienze, ma completamente nuovo per altri aspetti, soprattutto per il contesto vercellese. La bontà del progetto valse un primo parziale finanziamento, così Tata Mia il 14 febbraio 2005 iniziò ad offrire il suo sevizio di custodia a bambini dai 6 mesi ai 3 anni per un numero massimo di 9 compresenti nella stessa fascia oraria, con moduli flessibili (7,30/13,30 – 13,30/16,30 – 16,30/22.00).

Oggi la reale portata del servizio va ben oltre la risposta al bisogno, di cura e assistenza ai bambini, infatti anche i nuclei familiari che ne fruiscono sono protagonisti di un percorso di crescita individuale, di educazione alla vita, per la diffusione di una cultura che abbracci il valore dell’istituzione famiglia, della solidarietà umana, dell’amore per il prossimo. Questo mira a costruire un progetto articolato, che propone un’ampia gamma di attività, atte a raccogliere il maggior numero di informazioni, a comprendere le reali condizioni e/o situazioni, a fare l’analisi attenta dei dati e a tentare una prima risposta al disagio sociale per sostenere la famiglia. Considerando che le odierne condizioni sociali, economiche e culturali rendono spesso più difficile il già faticoso compito della famiglia di servire la vita.

 

Parliamo ora del “senso” del vostro impegno, come si è concretizzato nella realtà sociale vercellese?

I bisogni emergenti sul territorio si sono manifestati in tutta la loro complessità e noi, volontari ed operatori con ruoli e competenze definite, abbiamo lavorato assiduamente per rispondere, in modo concreto, a parte di essi.

Il materiale informativo elaborato, già in possesso del Centro di Aiuto alla Vita, più quello raccolto attraverso la prima fase di erogazione del servizio, ha consentito di accertare che oggi Vercelli è testimonianza di una condizione di disagio diffuso, che non corrisponde più alla mera povertà, ma piuttosto a situazioni di emarginazione, instabilità,nell’attività lavorativa, nelle reti tradizionali di appartenenza, negli stessi servizi sociali pubblici.

Queste sono le motivazioni più diffuse per cui crescono le difficoltà legate alla nascita e all’accoglienza di un nuovo nato.

Tata Mia è un servizio che cerca di dare sostegno alla pesante responsabilità genitoriale, resa ancora più complessa qualora sussistano condizioni di difficoltà economiche, di emarginazione sociale.

Consapevoli che non sia possibile costruire un bene comune collettivo se non si tiene conto del bene della vita e se non lo si difende in ogni sua fase, a partire dall’essere umano più piccolo, ovvero il bimbo non ancora nato, ma concepito, si è cercato di rendere il nostro servizio una risposta al bisogno, alla solitudine, un’alternativa valida alla drammatica scelta all’aborto, un valido strumento di prevenzione e promozione della Vita.

Il senso di un progetto come Tata Mia è profondo e sta nella consapevolezza di capire che progettare nel sociale è complesso, non risponde a logiche razionali e soprattutto non ricerca mai “la” soluzione, ma “una” soluzione. Offrire ad una madre l’opportunità di condividere un percorso insieme, pur riconoscendo le difficoltà, ma attivandosi per superarle è il primo passo verso la diffusione di una cultura che tuteli il diritto inviolabile della vita.

La nascita di Tata Mia consente di affermare che anche una sfida priva di certezze può dare significativi risultati in termini di efficacia ed efficienza.

I nostri bimbi godono di cura e assistenza da parte di volontarie e volontari , di personale qualificato, di un ambiente nel quale la differenza è motivo di crescita. In asilo convivono bambini provenienti da contesti culturali lontani tra di loro. Il primo grande successo di Tata Mia è stato rendere visibile alla comunità che ogni bambino sorride, gioca, necessita di amore e di cura come tutti gli altri, così la diversità è ricchezza e crea unione.

 

Quali sono gli elementi di novità che “Tata Mia” ha introdotto?

Con le famiglie dei bimbi ospiti, vista la gratuità del servizio (dal cambio alla pappa), non abbiamo impostato un rapporto di tipo assistenziale ma di coinvolgimento attivo, abbiamo riconosciuto che le famiglie hanno una loro creatività quotidiana e le stimoliamo a esprimerla.

L’utenza che “Tata Mia” accoglie è caratterizzata dall’essere in condizione di forte emarginazione sociale, che spesso le esclude dalle offerte presenti sul territorio.

Dietro l’accudimento dei bimbi si nascondono un insieme complesso di problematiche, la presa in carico dei casi non è mai individuale o unicamente centrata sul bambino, ma risponde al sistema famiglia nel suo complesso. La coordinatrice del servizio, insieme alle volontarie, svolgono compiti che vanno dal controllo, alla prevenzione, al monitoraggio fino all’attivazione di tutte le risorse potenziali ed effettive della famiglia stessa e delle istituzioni. La collaborazione attiva dei genitori in un percorso di aiuto reciproco e non unidirezionale rappresenta il punto forte del nostro agire, ma anche un obiettivo da perseguire con costanza nel tempo. La famiglia viene affiancata  quindi con una strategia di  contatto attraverso colloqui iniziali di conoscenza, si percorre poi un cammino articolato, che prevede la restituzione in termini di autoconsapevolezza, di miglioramento psico-fisico, di responsabilizzazione di ciascun genitore.

Ciò che è fondamentale valutare è l’impegno dimostrato dalle persone in merito ad un percorso che parte dal riconoscimento e dall’accettazione della propria condizione di vita per poi costruire delle basi (lavorative, personali…) che consentano di migliorare la propria condizione sociale.